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L’illusione del ritorno e la truffa della continuità

3 giorni fa
Tempo di lettura: 2 min

Sei ancora qui a spiegarti perché per due mesi non hai letto una mia riga. Ti sei risposto che ero occupato, che non avevo niente da dire, o magari che hai avuto cose più importanti a cui pensare.

È la solita storia. L’ego vive di storie. Vive di intervalli, di attese, di ritorni drammatici. Ha bisogno di credere che ci sia un “prima” in cui eri assente e un “adesso” in cui finalmente ritrovi il filo del discorso. Ma la verità è spietatamente più semplice: non c’è mai stato nessun filo da riprendere, perché non c’è mai stato nessuno che si era allontanato.

Per sessanta giorni hai semplicemente continuato a nutrire il tuo nastro adesivo preferito: il dialogo interno.

Hai continuato a commentare ogni singola impressione, a etichettare la tua stanchezza, a giustificare i tuoi piccoli auto-sabotaggi quotidiani credendo che fossero "vita vissuta". Hai scambiato il rumore della tua mente per presenza. Hai creduto che la tua storia personale stesse proseguendo verso qualche punto d'arrivo, mentre l'unica cosa che stavi facendo era consumare energia per mantenere in piedi il teatro.

La società — questa setta globale ad entrata automatica in cui sei immerso fino al collo — ti vende l'idea che il tempo sia una risorsa da gestire, che il miglioramento personale sia un dovere e che la tua identità vada continuamente aggiornata, nutrita e lucidata. È la truffa perfetta: la Struttura ti passa le informazioni, tu ci riversi dentro la tua Energia, e la realtà illusoria continua a materializzarsi davanti ai tuoi occhi come una prigione insuperabile.

Non c'è niente da capire. Non c'è un "metodo" da perfezionare e non c'è una nuova consapevolezza da raggiungere. Il risveglio non è un premio per brava condotta e non è una medaglia spirituale da esibire al collo del tuo personaggio. È l'esatto opposto: è un incidente traumatico, una catastrofe controllata, la fine violenta della pretesa di essere qualcuno.

Finché cerchi consolazione nelle parole, finché aspetti il prossimo articolo per trovare una conferma o un pizzico di chiarezza, stai solo chiedendo alla gabbia di essere un po' più comoda.

Se vuoi davvero un cortocircuito, smettila di aspettare che qualcuno ti spieghi come stare al mondo.

Prendi la tua giornata di oggi e guardala per quello che è: un guscio vuoto mosso da reazioni automatiche. Porta la mente alla tua morte, adesso. Non come esercizio poetico o macabro, ma come unico catalizzatore di realtà. Questo è l'unico pasto che conta, questa è l'unica percezione che hai a disposizione. Tutto il resto è solo ipnosi, rumore di fondo e tempo sprecato a raccontarti che stai vivendo.

Ora spegni lo schermo e fai crollare il dialogo interno. Se ci riesci anche solo per tre secondi, avrai fatto l'unica cosa che il tuo personaggio teme davvero.

(ZeRo)

 
 
 

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