Parassitaggio mentale - Dialogo con Paul Hedderman

Un uomo entra nella stanza in cui Paul deve tenere una conferenza e chiede: "Questo posto è disponibile?"


"Certo", dice Paul.


“Mi chiamo Hans. Sono qui per un seminario. Non so di cosa si tratti, credo sia una specie di corso di auto-miglioramento e crescita personale".


Paul sa che il seminario (che verrà condotto proprio da lui) è l'esatto contrario dell'automiglioramento, ma per non rovinargli la sorpresa lo stuzzica un po':

“Miglioramento di sé? E perché mai? Vuoi farti del male?"


"Cosa intendi?"


“L'io è il problema, non la soluzione. Meglio lasciarlo perdere".


"Non capisco."


“Tu credi di andare ai seminari per diventare una migliore versione di te stesso, ma nei fatti quello che fai è alimentare il tuo stesso ego. L'intelletto ti spinge a ottenere un io migliorato, un ego più contento. Ma perché migliorare l'io se l'idea di essere un io è il vero problema?"

"Perché dici questo?"


"L'io (o l'ego) è un parassita".


"È un parassita?"


"Certo. Ha già preso il sopravvento sulla tua mente. ti ha posseduto. E tu stai guardando con i suoi occhi. Guardi sempre con gli occhi del parassita mentale.


"Io sarei un parassita?"


"No. Tu stai solo guardando (ragionando, percependo) attraverso gli occhi del parassita."

Hans lo fissa.

Paul continua.

“Di solito diamo per scontato l'esistenza di parassiti nel regno animale, ma quando si tratta di noi stessi non prendiamo mai in considerazione questa possibilità: la possibilità che dentro di noi ci siano dei parassiti. L'egocentrismo è una forma di Parassitismo, talmente sottile da essersi radicato in noi fino a farci identificare con le sue manifestazioni. Le rare volte che ce ne rendiamo conto, tentiamo di terapizzarlo, oppure cerchiamo di contenerlo, attenuare i suoi impulsi, in modo che non ci rovini il prossimo matrimonio, il prossimo picnic o il prossimo aperitivo con gli amici. Nella maggioranza dei casi, subiamo passivamente i suoi effetti deleteri."


"E come mai non reagiamo diversamente?"


"Perché non riusciamo a riconoscerlo. Non riusciamo a vedere l'io come un parassita.”

In passato ho intrapreso molte iniziative per avere un io più prestante, una personalità meravigliosa, un intelletto super attivo. Ma erano tutti tentativi per soddisfare un "me" più grande, un io sempre più orgoglioso di sé. Il che ha reso inutili tutti i miei sforzi di autentico benessere.

La mente è ossessionata dall'idea di essere un sé. E non lo riconosce: questo è il dilemma. La tua attenzione orbita attorno al pianeta Sé. Orbita tutto il giorno attorno al ritornello "io, me, mio".

Se ti rendessi conto che i tuoi pensieri non sono tuoi, cioè non ti riguardano, non riguardavano ciò che sei veramente, allora potrebbero semplicemente andare e venire come se niente fosse. La tua attenzione sarebbe libera dall'attrazione gravitazionale verso il piccolo sé, e rimarrebbe in contatto cosciente con il flusso della vita. Viaggeresti più leggero, sorvolando gli alti e bassi del mondo."


"Dunque il problema è il pensare? Penso troppo a me stesso?"


“No, i pensieri non sono un problema. Un pensiero è solo un innocuo pensiero; ma esso cambia drasticamente quando diventa il MIO pensiero. L'interpretazione del pensiero come MIO è come un marchio che la tua mente dà a tutto ciò che vede, sente, percepisce. Questo marchio è il senso dell'io - o per semplicità il sé. Questo processo di marchiare tutto come "mio" - cioè come appartenente a sé stessi - lo chiamo "selfing".


"Selfing?" - chiede Hans.


"Sì. Il selfing mentale è l'attività di Parassitismo che aggancia, cattura, disperde e dissipa tutta la nostra attenzione. L'unico motivo per cui sono ossessionato dalla narrativa della testa è perché credo che riguardi me. E così' diventiamo schiavi della storia personale, della narrazione che sentiamo dentro la nostra testa.

"Come si può svincolarsi?"

“Se riconosci di non essere ciò che credi o senti di essere, il te stesso che chiami "io", allora perderai automaticamente interesse in tutte le sue attività. I pensieri potrebbero sorgere come prima, ma non penserai più a loro, non penserai ai pensieri. Ti scorderai di tute le vecchie idee che avevi su di te, anzi sul falso te.

La bugia è che tu fino ad oggi eri "te stesso". Quel te stesso non è mai stato te stesso. Quell'io che chiami io non è mai stato te stesso. Non sei mai stato un io. Dunque non devi migliorarlo.

Non devi migliorare ciò che non sei.

Non hai bisogno di un corso di autostima. Soltanto l'io ha bisogno di aumentare la stima di sé."

Paul, vedendo la sua perplessità, continua:

“Non hai bisogno di una mappa per arrivare alla verità. Tu sei la verità!

Ti basta prenderne coscienza. E la coscienza è intrinsecamente disponibile per chiunque. Questa è la via, la porta d'ingresso. E tu non devi neppure attraversare quella porta interiore. La verità è sempre disponibile, ma non è disponibile per ciò che tu non sei. Non è disponibile per il tuo io. Ciò che non sei non potrà mai accedervi, è impossibile.

"Devo sbarazzarmi del mio sé? dell'io?"

"Non serve. Non esiste alcun io, quindi nessun bisogno di sbarazzarsene. Questa è la soluzione."

"La soluzione?"

"La soluzione è riconoscere la sua irrealtà."

Alla fine realizzerai che non c'è niente che tu debba davvero raggiungere e nulla per cui tu debba davvero lottare."


Hans distoglie lo sguardo lontano.

Riflette sulle ultime parole (“Nulla per cui lottare e niente da raggiungere?). Subito dopo gli viene in mente il seminario e dice: "Accidenti, dimenticavo che il mio seminario sta iniziando. Scusa Paul, devo scappare altrimenti arriverò in ritardo. "


Paul, sorridendo: "Tranquillo, il seminario è finito. ti ho appena sintetizzato il contenuto di quello che andrai a riascoltare dal sottoscritto."

testo tradotto e riformulato da ZeRo.